C’è una frase che torna in ogni rapporto di questi mesi, ed è la più dura da leggere se assisti un genitore anziano: curarsi è diventato un lusso. Non un modo di dire. Secondo i dati ISTAT ripresi dal Report Caritas 2026, 5,8 milioni di italiani — il 9,9% — hanno rinunciato almeno una volta a una visita o a un accertamento di cui avevano bisogno, per i costi o per le liste d’attesa.
Il Report Statistico 2026 della Caritas Italiana, presentato il 16 giugno 2026, lo dice fin dal titolo: «Sempre più poveri, sempre più a lungo». La povertà in Italia è sempre più anziana e sempre più sanitaria. E dietro a ogni anziano che non riesce più a curarsi c’è quasi sempre qualcun altro che regge la parte invisibile: chi lo assiste. Cioè, con ogni probabilità, tu.
Cosa è successo
Il 16 giugno 2026 la Caritas Italiana ha presentato il suo Report Statistico annuale su povertà ed esclusione sociale, intitolato «Sempre più poveri, sempre più a lungo» (Caritas Italiana). Nel 2025 la rete ha incontrato oltre 282.000 persone, in aumento dell’1,7% rispetto all’anno prima. Ma il dato che pesa non è il totale: è chi sono, oggi, quelle persone.
Sono sempre più spesso anziani. Tra chi si rivolge alla Caritas, gli over 65 sono cresciuti del 191% in dieci anni, mentre il totale degli assistiti è salito del 48%. La solitudine è esplosa in parallelo: le persone sole tra gli assistiti sono passate dal 23,8% al 32,9% nel decennio. È una povertà che dura, che invecchia dentro, e che — questa è la novità del rapporto — si fa sempre più una questione di salute negata.
I numeri (e cosa contano davvero)
Il rapporto parla esplicitamente di iniquità di salute: differenze evitabili e ingiuste nell’accesso alla prevenzione e alle cure, prodotte da una distribuzione diseguale delle risorse economiche. In cifre (Sanità Informazione):
- nel 2025 il 16,1% degli assistiti — oltre 44.000 persone — presenta fragilità sanitarie legate a malattie croniche, disabilità o problemi di salute mentale;
- dal 2015 al 2025 le persone con fragilità sanitarie sono aumentate del 69,4%, quelle con disabilità del 102,6%;
- i disturbi depressivi tra le persone seguite dalla rete sono cresciuti del 154%.
E sopra tutto, il numero che fa da titolo a questa notizia: secondo l’ISTAT ripresa dalla Caritas, 5,8 milioni di italiani (9,9%) hanno rinunciato a visite o accertamenti di cui avevano bisogno, per costi o liste d’attesa (Secondo Welfare). Non è il dato di una nicchia: è quasi una persona su dieci.
Qui ti devo due precisazioni oneste, perché i numeri vanno letti per quello che sono. Il +191% degli over 65 è la crescita di chi bussa alla Caritas, cioè la fascia più fragile: non è la fotografia di tutti gli anziani italiani, è la punta più dura dell’iceberg. E i 5,8 milioni che rinunciano alle cure sono l’intera popolazione, non solo gli anziani poveri. Ma è proprio questo che rende il quadro più vicino a te: la rinuncia alle cure non è più un problema «degli altri, dei poverissimi». È arrivata in mezzo alle famiglie normali. In mezzo alla tua.
Cosa significa per te che assisti un genitore
Quando ho letto questo rapporto non ho pensato alle percentuali. Ho pensato al giorno in cui ho lasciato il lavoro da maestra per assistere mia madre. «Lo faccio io, sono sua figlia», mi ero detta, come se fosse l’unica cosa giusta e l’unica possibile. Quello che nessuno mette in conto, in quel momento, è che insieme al lavoro se ne va anche lo stipendio — e da lì in poi ogni euro che entra in casa si chiude attorno a lei: i farmaci, le visite, le notti che diventano fatica, e poi fatica che costa.
E sai qual è la prima spesa che ho tagliato? La mia. Il controllo che rimandavo «a quando si calmano le cose», la schiena che faceva male e che non ho fatto vedere a nessuno per un anno. Non per povertà estrema: per quella matematica silenziosa per cui, se i soldi e il tempo non bastano, quella che salta sembra sempre la voce «meno urgente». Cioè io.
È questo che dice davvero la notizia, sotto i decimali. Quando curarsi diventa un lusso, la prima spesa che una figlia taglia non è quella del genitore: è la sua. E sembra la scelta d’amore — è la più miope, perché una figlia che si ammala non assiste più nessuno. Non è generosità, è una falsa economia: stai consumando l’unica risorsa che regge tutto il resto.

Quel logorio, in parole nostre, ha un nome: è il burnout del caregiver. Non è fragilità di carattere, ed è diverso dalla stanchezza di una brutta giornata: è quello che succede quando il carico — anche economico — supera, ogni giorno, le tue forze. E la prima forma in cui si presenta è quasi sempre questa: smetti di prenderti cura di te. Per questo continuo a ripetere una cosa che ho imparato tardi: prendersi cura di sé non è egoismo, è manutenzione. Non puoi versare da una brocca vuota.
Cosa fare adesso, se ti ci sei riconosciuta
Un rapporto nazionale non ti mette un euro in tasca. Ma può darti il permesso di guardare il tuo bilancio — di soldi e di forze — senza vergognartene, e di rimettere la tua salute dentro l’equazione invece che fuori. Da lì puoi partire. Non da tutto insieme: da una cosa sola.
- Prima di pagare di tasca tua, verifica cosa è già dovutoTante spese che ricadono su di te sono in realtà coperte: indennità di accompagnamento, esenzioni ticket per reddito o patologia, agevolazioni della Legge 104, contributi per la badante. Mettile in fila prima di tagliare. Una telefonata al CAF o al patronato può liberare risorse che stai anticipando da sola.
- Metti la tua salute come voce fissa del bilancio, non come avanzoUna visita rimandata «a quando si calmano le cose» non si fa mai. Scegli adesso il controllo che stai evitando da più tempo e fissalo. Non è una spesa di lusso: è la manutenzione di chi tiene in piedi tutto il resto.
- Se la stanchezza è diventata qualcos’altro, parlane con un professionistaQuando la tristezza è profonda e non passa, o non dormi da settimane, non è più «solo» fatica da caregiver. Il medico di base, un Centro di Salute Mentale o uno psicologo sono il passo giusto, e l’accesso pubblico esiste anche quando i soldi sono pochi. Io sono una di voi che ne è uscita, non una terapeuta: proprio per questo ti dico chiaro dove finisce la mia mano.
Se vuoi questi confini messi in fila — le frasi pronte per dividere il carico con chi finora ha solo «aiutato quando glielo chiedevi», i micro-gesti per non sparire dentro il ruolo — li ho raccolti nella guida «Il permesso di scegliere te», con 9 carte da tenere a portata di mano per i giorni in cui la testa si svuota. E se prima vuoi orientarti gratis su una delle scelte più costose — tenere il genitore a casa con una badante o pensare a una struttura — parti da badante o casa di riposo: come scegliere senza spegnerti.
Domande frequenti
Quanti italiani rinunciano alle cure per motivi economici o liste d’attesa?
Secondo i dati ISTAT ripresi dal Report Caritas 2026, 5,8 milioni di persone — il 9,9% della popolazione — hanno rinunciato almeno una volta a visite specialistiche o accertamenti diagnostici pur avendone bisogno, soprattutto a causa dei costi e delle liste d’attesa. È un dato che riguarda tutta la popolazione, non solo gli anziani poveri: vuol dire che curarsi, per una fetta sempre più larga di persone, è diventato qualcosa che si rimanda.
Cosa dice il rapporto Caritas 2026 sugli anziani?
Il Report Statistico 2026 «Sempre più poveri, sempre più a lungo», presentato il 16 giugno 2026, racconta una povertà sempre più anziana: tra le persone che si rivolgono alla rete Caritas gli over 65 sono cresciuti del 191% in dieci anni, a fronte di un +48% del totale degli assistiti. Attenzione però: è la crescita di chi bussa alla Caritas, cioè la fascia più fragile, non la fotografia di tutti gli anziani italiani.
Perché chi assiste un genitore rischia di rinunciare alle proprie cure?
Perché quando il bilancio familiare si stringe attorno alla cura di un genitore — farmaci, visite, badante, magari un lavoro lasciato o ridotto — la prima spesa che salta sembra sempre la propria. Il tuo controllo rimandato, la fisioterapia mai iniziata, la visita che «può aspettare». Sembra la scelta d’amore. È la più miope, perché una figlia che si ammala non riesce ad assistere nessuno.
La salute è davvero diventata un lusso in Italia?
Per chi ha redditi bassi, in molti casi sì, e i numeri lo dicono: tra gli assistiti dalla Caritas il 16,1% (oltre 44.000 persone nel 2025) presenta fragilità sanitarie, in crescita del 69,4% rispetto al 2015. Non significa che la sanità pubblica non esista più, significa che l’accesso alle cure dipende sempre di più da quanto puoi spendere e quanto puoi aspettare. È un problema di sistema, non una tua colpa.
Non riesco a coprire le cure di mio padre e le mie: da dove comincio?
Da una cosa sola, non da tutto. Verifica le agevolazioni a cui tuo padre ha diritto (Legge 104, indennità di accompagnamento, esenzioni per reddito o patologia) prima di pagare di tasca tua ciò che lo Stato copre. E metti in conto, nello stesso bilancio, anche la tua salute: non come ultima voce, ma come la voce che tiene in piedi tutte le altre. Se la stanchezza è diventata qualcosa di più cupo, parlane con il medico di base: è il passo giusto, non un lusso.
Una nota onesta, perché te la devo: questi numeri raccontano chi è già scivolato in difficoltà, e la rinuncia alle cure è un problema di sistema — liste d’attesa, redditi fermi, sanità che costa — che tu da sola non puoi risolvere. Ma il pezzo che ti riguarda, quello sì che puoi tenerlo in mano: smettere di essere la prima voce tagliata nel bilancio di casa tua. Non perché te lo meriti più di tuo padre. Perché se cadi tu, cade tutto.
Daniela Tonzuso
Caregiver familiare · autrice
Per due anni ha assistito sua madre senza accorgersi che stava sparendo. Non è terapeuta: è una di voi, che ne è uscita. Scrive per le donne che amano qualcuno fino a dimenticarsi di esistere.
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Fonti
Notizia verificata su più fonti indipendenti il 23 giugno 2026.
- Caritas Italiana — Report Statistico 2026 «Sempre più poveri, sempre più a lungo» (presentato il 16 giugno 2026).
- Sanità Informazione — «Povertà e salute, allarme Caritas: 44 mila assistiti con fragilità sanitarie» (giugno 2026).
- Secondo Welfare — «Povertà sanitaria in crescita: sempre più italiani rinunciano alle cure» (dati ISTAT, 5,8 milioni di rinunce alle cure).
